…. SPIGOLATURE …. EUROPEE ….

 

Panoramica sulle grandi squadre del passato ( e del presente ) del vecchio continente

 

 

PARTIZAN BELGRADO ( SERBIA )

 

Difficile essere smentiti se vogliamo definire il Partizan Belgrado la miglior fucina di talenti della storia del basket Europeo. Tutti i più grandi campioni che hanno scritto pagine importanti in questo continente e oltre-oceano sono passati al mitico palasport “Pionir Hall” . Alcuni nomi : Dalipagic e Kicanovic negli anni ’70 prima che i soldi e il destino li portasse a dispensare talento e canestri in giro per l’Europa ; Paspalj, Rebraca, Djordievic, Stojakovic, Tomassevic, Drobniac, e soprattutto il più grande in Europa: Predrag Danilovic e il più grande europeo negli States : Vlade Divac. Sembrerà impossibile crederlo ma il basket ha stentato ad affermarsi nella ex-jugoslavia . La scossa è arrivata con la vittoria della nazionale jugoslava ai mondiali del 1970 che cambiò completamente lo scenario in tutto il paese e in particolar modo a Belgrado dove in ogni quartiere crebbero campetti all’aperto in quantità spaventosa:  non c’era un ragazzo belgradese che non praticasse il basket. E il grande orchestratore di tutto era lui: il professor Alexander “Aza” Nikolic , in principio solo uno studente emigrato dalla Bosnia con una passione sfrenata per il basket, divenuto poi il simbolo di tutto il basket slavo . Il Partizan è stato anche fucina di grandi coach : Ranko Zeravica, Dusak Ivkovic e soprattutto colui che ha realizzato il sogno di generazioni e generazioni di cestisti slavi vincendo la prima e unica eurolega della storia del club nel 1992 nella notte di Istanbul: Zelimir Obradovic . Ne avrebbe poi vinte altre 5 da solo in altre parti d’Europa.

 

JUGOPLASTIKA SPALATO ( CROAZIA )

 

Spalato è la città dell’ Hajduk, la squadra di calcio in cui tutti i dalmati si identificano . Inizialmente il basket è una cosa femminile ma con il passare degli anni l’impatto della Slobodnia Dalmacia sul movimento slavo ed europeo diventa straordinario. Dopo aver conquistato due coppe Korac , nel 1989 Spalto liquida alle final-four di Eurolega Barcellona e Maccabì conquistando il titolo continentale. L’impresa verrà ripetuta nel 1990 a Saragozza e nel 1991 a Parigi.

Un gruppo di giocatori esperti e collaudati mixato ad alcuni giovani di talento indubbio , il tutto gestito da un coach serbo in grande ascesa : Bozidar Maljkovic  . Tra di essi si nota un ragazzo di due metri magrissimo con un tiro da far sognare qualsiasi allenatore : il suo nome è Tonj Kukoc . Firmerà in maniera indelebile la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90 vincendo tutto quello che c’è da vincere . Poi andrà oltreoceano a cercar fortuna nell’ NBA e anche laggiù la sua carriera non sarà da meno : vincerà 3 anelli con i Bulls di Michael Jordan…. KUKOC …. OF COURSE.

 

MACCABI TEL AVIV ( ISRAELE )

 

Il Basket in Israele è lo sport nazionale : il Maccabì è la squadra nazionale. C’è un campetto all’aperto nel centro di Tel Aviv dove tutti i più grandi giocatori della storia del basket israeliano hanno mosso i primi passi , da Miki Berkovitz a Lior Elyau , l’ultimo straordinario prodotto di una fucina immensa di talenti. Il Maccabì ha fornito autentiche stelle al firmamento mondiale , allenatori di incredibile livello tecnico , ha portato con la forza dei dollari centinaia di americani a giocare in territorio off-limits … sono la mente superiore di Shimon Mizhrai e dei suoi predecessori avrebbe potuto tanto. Meneghin ricordava quando con Varese e Milano andava a giocare allo Yad Elhiau , ora Nokia Arena . Moshe Dayan scendeva dal palco delle autorità e lo andava a salutare al centro del campo . Superino è stato un sogno , forse l’unico non raggiunto dai miliardari ebrei . I sogni recenti sono stati tutti realizzati , si chiamano back-to-back 2004-2005 di Eurolega , si chiamano Anthony Parker e Sharunas Jasikjevicius sicuramente tra i più grandi.

 

ZALGHIRIS KAUNAS ( LITUANIA )

 

Forse non tutti sanno che in Lituania si è iniziato a giocare a basket nel 1922 e ancora meno persone sanno che il basket lituano nei primi anni ’30 aveva una fortissima matrice statunitense . Questo dato che potrebbe sembrare irrilevante non lo è per chi conosce la storia dei paesi baltici e la loro sottomissione all’impero sovietico , una sottomissione che ha sempre costretto il pur forte Zalghiris a una posizione di secondo piano rispetto all’ Armata Rossa. Nonostante tutti i più grandi talenti del basket lituano fino al 1990 abbiano fatto parte della nazionale dell’ ex URSS , non c’è mai stato un feeling umano e men che meno un feeling tecnico tra le due scuole cestistiche. All’inizio degli anni ’80 lo Zalghiris riduce il gap con la squadra di Mosca e addirittura la scavalca in patria e soprattutto in Europa . Kaunas degli anni ’80 è una squadra piena zeppa di nuovi talenti e come tutte le grandi squadre ha un suo simbolo e questo simbolo , meglio conosciuto come IL PRINCIPE DEL BALTICO corrisponde al nome di ARVYDAS SABONIS, un giocatore che ha saputo accendere la fantasia  e l’amore di una intera generazione , un gigante di 2,20 che ha vinto tutto dall’alto di una classe immensa che era totalmente impensabile potesse concentrarsi nel corpo di un lungo, per di più bianco. Ma la sua mente era qualcosa di superiore , in campo e fuori e grazie ad essa ha vinto tutto quello che c’era da vincere coronando verso la fine della carriera anche il suo sogno, quello di giocare in pianta stabile in una franchigia NBA dopo molti tentativi giovanili andati a vuoto.

 

ARMATA ROSSA – CSKA ( RUSSIA )

 

In questo mondo si nasce predestinati e chi nasce a Mosca e gioca a basket nasce predestinato. Sei predestinato quando il regime sovietico per 60 anni si identifica nella tua squadra , sei predestinato quando lo fanno i miliardari che sostituiscono il regime sovietico . E’ la storia di una franchigia europea che dai suoi albori ha avuto la possibilità di vincere tanto e di farlo bene . Centinaia di giocatori reclutati in un territorio mostruoso come dimensioni , davvero senza eguali , giocatori di incredibile forza fisica ma tremendamente capaci di correre e saltare come dei piccoli e con una classe decisamente innata. E in mezzo a questi giganti non si poteva fare a meno di notare un giocatore leggermente più piccolo ma universalmente riconosciuto come leader incontrastato di una squadra , di una società , di un paese , di una storia: SERGEY BELOV. Nella sua stupefacente completezza aveva una peculiarità che lo rendeva ancora piu forte: quando c’era da fare qualcosa per vincere lui la faceva. Sei predestinato se alleni a Mosca , sei predestinato ma anche bravo se ti chiami Aleksander Gomelsky ed inventi la mezza-ruota , un sistema di gioco che fino a pochi anni fa è stato utilizzato in tutto il mondo . Sei predestinato se ti chiamo Ettore Messina che vinci in Italia , vai in Russa e vinci anche la sfruttando la tua bravura senza eguali . Del resto la natura ha dovuto concedere qualcosa a chi vive per nascita o per scelta a -25 gradi per buona parte dell’anno ……

 

ARIS SALONICCO ( GRECIA )

 

L’impatto di una squadra sulla storia sportiva di una nazione : questo è quanto accaduto all’ Aris , forse il secondo esempio europeo di quanto stiamo dicendo dopo il Maccabì in Israele . La favola di una delle città più calde del vecchio continente è legata a doppio filo al presidente degli anni ’80 Christos Michailidis, imprenditore , laureato all’università di Bologna e pertanto conoscitore e tifoso di basket. Risanò il club e vi portò una tale quantità di stelle e di coach da far stropicciare gli occhi. Tra queste stelle c’era un ragazzo greco che per uno scherzo del destino era nato nel New Jersey: il suo nome è Nicos Galis ed è stato il personaggio che ha rivoluzionato lo sport ellenico in tredici stagioni di basket giocato ad altissimo livello . Nessuno poteva immaginare i record che avrebbe stabilito e la popolarità che avrebbe raggiunto. Al di là dei successi con il proprio club , Nik è arrivato al punto più alto di successo con la nazionale , trascinata al titolo europeo 1987 contro l’ Urss . Nei successivi 5 anni il numero dei tesserati è raddoppiato e i palasport sono diventati totalmente insufficienti a contenere l gran numero di tifosi ed appassionati attratti dai numeri del “Dio del basket” , dei suoi fratelli,  dei suoi figli e nipoti. Insieme allo straordinario Panagiotis Yannakis , attuale coach della nazionale , ha scritto la storia del basket ellenico ed ha svolto la funzione pionieristica al punto che non si contano gli innumerevoli talenti nati in 20 anni nel paese degli Dei.

 

REAL MADRID ( SPAGNA )

 

Il Real Madrid è semplicemente la società che ha vinto di più nella storia del basket europeo e forse mondiale. Dal 1932 ad oggi ha infatti vinto 29 scudetti, 22 coppe di Spagna , 8 coppe dei campioni, il tutto condito da 3 intercontinentali,  4 coppe-coppe, 1 korac , 1 uleb e 1 mondiale per club. Basterebbe questo per descriverne la grandezza il cui segreto principale è senza dubbio da ricercare nello straordinario potere economico della franchigia che nel corso dei decenni si è potuta permettere l’ingaggio di tutti i migliori giocatori spagnoli e stranieri. Soprattutto nel reclutamento mondiale i “madrilisti” si sono sempre contraddistinti . Per le “merengues hanno giocato elementi con Luyk e Brabender in epoche passate, Petrovic negli anni ’80 , stelle di prima grandezza che il potere dei soldi ha portato a Madrid. Al pari dei giocatori anche i coach sono stati di primo livello : da Ignacio Pinedo detto “Zorro” alla coppia Pedro Ferrandiz-Lolo Sainz che hanno segnato due epoche differenti ma ugualmente di successo. George Karl e Zelimir Obradovic hanno vinto a Madrid ad inizio carriera per poi “esplodere” su altri palcoscenici. Eppure il simbolo del Real è senza dubbio Juan Antonio Corbalan , playmaker di intelligenza extra-terrestre che ha rappresentato il simbolo assoluto di una intera generazione di cestisti iberici .

 

BARCELLONA ( SPAGNA )

 

Il Barcellona ha scritto insieme al Real pagine indimenticabili della storia del basket spagnolo . Ha avuto il grande merito di interrompere negli anni ’80 l’egemonia madrilena riuscendo a vincere nella sua storia scudetti e coppe di Spagna in grande quantità . Lo “squadrone” blau-grana fu costruito qualche anno prima con la scoperta di talenti come Solozabal, Sibilio e soprattutto San Epifanio , il mitico “Epi” che nel 1992 fu l’ultimo tedoforo delle Olimpiadi di Barcellona. Sulla panchina del “Barca” si sono seduti personaggi di indiscusso livello tra i quali Antonio Serra e Aito Garcia Reneces, anche se la matrice slava con Kucharsky prima , Maljkovic poi e il duo Pesic-Ivanovic in epoca recente , ha sempre trovato terreno fertile in terra di catalogna.