Gli Harlem
Globetrotter
una squadra – mille record
Abe
Saperstein, il piccolo del sarto polacco,ogni sera li
guardava affascinato come fosse sempre la prima volta. Quando Ethel Wathel attacava
"Sweet Georgia Brown"
e la gente che affollava il Savoy Ballroom
di Chicago faceva cerchio attorno alla pista da ballo incitando ballerini e
musicisti a un ritmo sempre più veloce, lui se ne stava per ore e ore a
guardare incantato i virtuosi del tip tap che disegnavano un otto al centro della pista, mentre
le big band facevano vibrare le corde più profonde del suo innato senso dello
spettacolo. Non gli ci volle molto a convincere alcuni di quei virtuosi con lui
per formare una squadra di basket che si esibisse nei giorni di chiusura del Savoy Ballroom; non ci si volle
nemmeno molto per darle il nome di Savoy Five. Quando il South Side di
Chicago stava diventando ormai troppo stretto per loro, ecco la decisione dei
proprietari del locale di chiudere tutto e di fare del vechio
tempio del jazz una pista di pattinaggio su ghiaccio. Quel giorno, Mr. Saperstein padre, vide entrare nel suo negozio il giovane Abe con una decina di maglie sottobraccio e un pacchetto di
stelle d'oro che gli chiese di cucire sulle vecchie uniforme di Savoy Five. Dopodichè si mise lui
stesso al lavoro e ritagliò nella stoffa le lettere che avrebbero fomato il nome della sua nuova squadra : "HARLEM
GLOBETROTERS". Anche se nessuno dei giocatori di allora era nato a New
York, Saperstein, con il nome Harlem,
voleva far capire immediatamente alla gente che la squadra era formata solo ed
esclusivamente da giocatori neri. E anche se nassuno
di loro era ormai uscito dai confini di Chicago,con il loro termine "Globetrotters" il piccolo polacco voleva egualmente
far capire che la squadra non avrebbe avuto una sede ma avrebbe giocato contro
chiunque e dovunque. L'esordio avvenne il 7 gennaio
Saperstein, ricordando i giorni felici del Savoy
Ballroom, volle che "Sweet
Georgia Brown" diventasse la colonna sonora
delle loro esibizioni e che la ruota eseguita a velocità supersonica come
usavano i grandi ballerini si trasformasse nel marchio di fabbrica dei suoi
virtuosi del canestro. Così fu: e da quel giorno, per oltre sessant' anni i
suoi Harlem hanno portato in giro per il mondo uno
spettacolo unico nel suo genere che ha avuto il merito di fare conoscere il
basket nella sua forma più immediata e spettacolare a milioni di persone sparse
nei suoi cinque continenti. I suoi ambasciatori divennero Goose
Tatum e Meadowlark Lemon, inimitabili inventori di gags;
ma non si può dimenticare che nelle file degli Harlem
passarono anche campioni come Wilt Chamberlain e Connie Hawkins. Quando Abe Saperstain morì nel 1966, la sua creatura aveva avuto
l'onore di giocare di fronte a un papa, di avere portato ad un incontro di
basket una folla recor di 75 mila spettatori, di aver
varcato, prima formazione americana, la cortina di ferro. Per poter soddisfare
le richieste che piovevano da ogni angolo del mondo aveva formato diversi
gruppi che si esibivano contemporaneamente con la celebre maglia biancorossoblu, portandosi appresso ciascuna il proprio
campo di gioco made in Hong Kong. I suoi eredi
vendettero la squadra per 3 milioni di dollari: non male, se si pensa che solo
quarant'anni erano passati da quando, nel 7 gennaio del '27, erano stati
incassati quei primi 75 dollari.