ROMA …. BASKET ETERNO
Come
allenatore viene scelto Anacleto Vanghetti, già coach della squadra della banca in promozione, ma 15
giorni prima dell'inizio della stagione si dimette in circostanze mai chiarite
e l'incarico viene affidato a Maurizio Polidori. Alla fine dell'anno la società
si sposta nella nuova sede in via Salaria a Settebagni.
Dopo
aver disputato due stagioni in serie C, nel 1974 viene ammessa alla
serie B in seguito alla ristrutturazione dei campionati.
Nei primi anni in serie B la Virtus non
riesce ad entrare nella lotta per raggiungere la massima serie, fino al 1978, l'anno in cui, con
in panchina Nello Paratore, ottiene finalmente la promozione in serie A2.
Dopo avere sfiorato l'ulteriore salto di categoria già al primo anno in A2, nel
1980 conclude al primo
posto in classifica e conquista così la promozione diretta in serie A1.
Questa
la rosa della Virtus promossa in serie A1: Massimo Bini - Roberto Castellano -
Claudio Cornolò - Mike Davis - Phil Hicks - Graziano Malachin - Luigi Santoro -
Marco Spizzichini - Maurizio Tomassi - Giampiero Torda.
Da
allora la Virtus è rimasta sempre presente nella massima categoria della pallacanestro
professionistica italiana.
Dopo
un paio di annate interlocutorie (nella prima stagione nella massima serie
sfiora i playoff
all'ultima giornata e si classifica decima, l'anno successivo dodicesima)
arriva improvvisa la consacrazione: nella stagione 1982/83, con Valerio
Bianchini in panchina e il fuoriclasse americano Larry Wright
in campo a guidare un gruppo di giocatori solidissimo, la Virtus termina la
regular season in testa alla classifica.
I
successivi playoff
sono una cavalcata trionfale: superate Gorizia
ai quarti e Cantù in semifinale, Roma si laurea campione d'Italia battendo
in finale l'Olimpia Milano 2 a 1 in tre intensissime gare.
La gara decisiva vede la Virtus vittoriosa col punteggio di 97-83, sostenuta da
una cornice di pubblico incredibile. Il 19 aprile
1983, sugli spalti del PalaEur
sono 14.348 gli spettatori paganti che assistono alla conquista dello scudetto,
record assoluto e imbattibile nella storia della pallacanestro
italiana.
La
formazione della Virtus campione d'Italia: Roberto Castellano - Egidio Dalle Vedove - Enrico
Gilardi - Giuseppe Grimaldi - Clarence Kea - Fulvio
Polesello - Massimo Prosperi - Stefano Sbarra - Marco
Solfrini - Larry Wright.
1984 – Roma sul tetto d’Europa
Nella
stagione seguente partecipa alla Coppa dei Campioni. Il
cammino nella massima competizione europea è molto convincente, e dopo alcune
prestigiose vittorie contro squadre come il Maccabi Tel
Aviv, il Bosna Sarajevo e la Pallacanestro Cantù, la Virtus va a giocarsi
l'ambito trofeo in finale contro il Barcellona di Juan Antonio San Epifanio.
La
sera del 29 marzo
1984, al Patinoire di Ginevra, la partita è combattutissima: sotto di dieci punti
alla fine del primo tempo, nella ripresa la squadra capitolina trascinata dal
solito Larry Wright
rimonta e supera gli avversari. Battendo gli spagnoli col punteggio di 79-73,
la Virtus è campione d'Europa. Il capitano Fulvio Polesello
alza la coppa in mezzo a migliaia di tifosi romani festanti.
Questa
la rosa della Virtus campione d'Europa: Gianni Bertolotti - Enrico
Gilardi - Giuseppe Grimaldi - Clarence Kea - Fulvio
Polesello - Paolo Salvaggi - Stefano Sbarra - Marco
Solfrini - Renzo Tombolato - Larry Wright.
1985
– Roma sul tetto del Mondo
L'anno
successivo, dopo una serie di partite disputatesi in Brasile,
conquista anche la Coppa Intercontinentale, e
dopo aver concluso per la seconda (e finora ultima) volta la regular season al
primo posto in classifica, viene eliminata prematuramente nei playoff
dalla Scavolini Pesaro perdendo due volte al PalaEur,
abbandonando così il sogno del secondo scudetto.
Valerio
Bianchini viene sostituito a fine stagione da Mario De Sisti ma anche dopo il cambio di
allenatore, nel 1986
il palmares della società romana si arricchisce con la vittoria della Coppa
Korać, conquistata dopo una doppia finale tutta italiana contro
la Juve Caserta di Oscar Schmidt.
Vincendo sia la gara di andata che quella di ritorno al PalaEur,
la Virtus conquista un altro trofeo, chiudendo un ciclo incredibile in campo internazionale.
La
formazione della Virtus vincitrice della Coppa
Korać: Claudio Brunetti - Bruce Flowers - Enrico
Gilardi - Franco Picozzi - Fulvio
Polesello - Leo Rautins - Franco Rossi - Stefano Sbarra - Marco
Solfrini - Fabrizio Valente.
Nonostante
acquisti prestigiosi, su tutti quello della stella americana George Gervin
(quattro volte capocannoniere della NBA), alla fine degli anni '80
i risultati non sono più altrettanto brillanti: la squadra naviga spesso a
centro classifica, e i numerosi avvicendamenti nel ruolo di allenatore non
aiutano la Virtus a tornare nelle primissime posizioni del campionato. Nel 1988 arriva anche la
definitiva conclusione della partnership con il Banco di Roma,
abbinamento durato quasi un ventennio.
Il
campionato 1988/89, il primo senza lo
storico sponsor, si rivela un anno di transizione particolarmente difficile:
una Virtus decisamente ridimensionata (con in panchina il primo coach straniero
della sua storia, il croato Petar Skansi) evita una clamorosa retrocessione
in serie A2
soltanto all'ultima giornata dei playout, ottenendo la salvezza grazie ad una drammatica
vittoria casalinga per 82-78 contro la Glaxo Verona.
La
permanenza in serie A1 permette comunque di perfezionare il
passaggio di proprietà della società nelle mani del gruppo Ferruzzi.
All'inizio
degli anni '90
la società passa così sotto la discussa gestione del gruppo Ferruzzi, con Carlo Sama nel ruolo di presidente, e lo
sponsor diventa il quotidiano romano Il Messaggero.
La nuova proprietà promette grandi risultati, riporta in panchina il coach
dello scudetto,
Valerio Bianchini, e ingaggia subito due
campioni americani: Brian Shaw e Danny Ferry.
La
nuova avventura parte bene, con il raggiungimento della finale di Coppa Italia 1990, poi persa contro la Knorr Bologna.
Ma in campionato la Virtus non va oltre l'ottavo posto e i quarti di finale dei
playoff,
così negli anni immediatamente successivi la società cerca di rinforzare la
squadra, non badando a spese per portare nella capitale tanti grandi campioni
del panorama cestistico italiano ed internazionale come Dino Radja,
Michael Cooper, Ricky Mahorn e Roberto
Premier.
Le
grandi promesse e ambizioni societarie però non si concretizzeranno: il gioco e
i risultati sono al di sotto delle aspettative, il cammino nei playoff
1991 si ferma in semifinale
contro gli eterni rivali dell'Olimpia
Milano, e nel 1992 arriva anche il clamoroso esonero di Bianchini
con la promozione in panchina del suo vice Paolo Di Fonzo.
La
sola grande soddisfazione che la Virtus dà ai suoi tifosi è la conquista della
seconda Coppa Korać della sua storia, vinta contro
la Scavolini Pesaro nel 1992. Dopo un inusuale
risultato di parità nella gara di andata al PalaEur,
una strepitosa prestazione nel ritorno a Pesaro permette
alla formazione romana di vincere 99-86, conquistando un nuovo trofeo europeo.
Questa
la rosa della Virtus vincitrice della Coppa
Korać: Stefano Attruia - Donato Avenia - Fausto Bargna - Davide
Croce - Alessandro Fantozzi - Gianluca Lulli - Ricky Mahorn - Andrea
Niccolai - Roberto Premier - Dino Radja.
Quella
coppa rimarrà l'unico trofeo conquistato in tutto il decennio, e l'anno
seguente, sempre in Coppa Korać, la Virtus si fermerà soltanto
in finale. In campionato, non andrà oltre un quarto posto in classifica e oltre
il raggiungimento di un'altra semifinale playoff,
la seconda consecutiva.
Scoppia
lo scandalo di Tangentopoli, e il coinvolgimento del gruppo Ferruzzi travolge indirettamente anche l'incolpevole Virtus.
Nel bel mezzo della stagione 1992/93
le conseguenze sono pesantissime: l'azzeramento dei vertici societari e
l'abbandono dello sponsor Il Messaggero
lasciano la società e la squadra allo sbando. Ne segue un immediato e brusco
ridimensionamento di budget, di pubblico e di risultati.
Al
termine della stagione 1993/94, perdendo all'ultima
giornata a Reggio Calabria, la Virtus conclude il
campionato più sofferto della sua storia al penultimo posto, retrocedendo in serie A2:
soltanto l'acquisizione dei diritti sportivi della fallita Aurora Desio
permetterà alla società capitolina di restare in serie A1. La permanenza nella massima serie
rende possibile il passaggio di proprietà al nuovo presidente Giorgio
Corbelli, che getta le basi per un futuro più stabile.
La
nuova dirigenza porta a Roma
il giovane coach Attilio Caja, rinnova completamente il parco
giocatori e cerca lentamente di riportare il grande pubblico al palasport. Il
lavoro del coach pavese permetterà alla squadra di mantenersi su buoni livelli
per tutte le stagioni successive, con tranquille qualificazioni ai playoff
(senza mai però riuscire a superare il muro dei quarti di finale) e dignitose
partecipazioni alla Coppa Korać, arrivando fino alle
semifinali nel 1998.
L'evento
più importante della seconda metà del decennio, però, è anche quello più
drammatico. Alla vigilia del campionato 1997/98, durante una amichevole
di preparazione estiva disputata a Gubbio, il giocatore della Virtus Davide
Ancilotto è colpito in campo da un edema cerebrale.
Morirà
all'ospedale
San Filippo
Neri di Roma
il 24 agosto
1997, a 23 anni, lasciando
un grande vuoto nel basket
italiano, che ha perso uno dei suoi più grandi talenti, e nel cuore degli
appassionati romani, che ancora oggi lo ricordano con immutato affetto. La sua
maglia numero 4 è stata ufficialmente ritirata il 24 marzo
2001, e la curva della
tifoseria romana porta il suo nome.
Una
nuova svolta nella storia della Virtus arriva nel 2000: dopo un campionato
decisamente deludente, si concretizza il definitivo passaggio di proprietà
della società nelle mani dell'imprenditore romano Claudio Toti.
Alla
vigilia della stagione 2000/01 la nuova dirigenza
parte bene, con la Virtus (nuovamente guidata in panchina da Attilio Caja)
che torna dopo otto anni a conquistare un trofeo: si aggiudica infatti la Supercoppa Italiana
battendo in finale la Kinder Bologna.
La
rosa della Virtus vincitrice della Supercoppa: Jerome Allen - Federico Antinori - Juan Alberto
Espil - Gianluca Lulli - Giancarlo Marcaccini - Massimo Minto
- Massimiliano Monti - Alex Righetti - Rod Sellers - Alessandro Tonolli.
Gradualmente,
la Virtus si rinforza sempre più sia nella dirigenza che nel parco giocatori:
nel 2002
arriva una delle figure storiche del basket
italiano, Roberto Brunamonti, come general manager; dal 2001 al 2004 è stata la squadra
della celebre guardia Carlton Myers (oltre 10.000 punti in Serie A in carriera).
Grazie
al nuovo coach Piero Bucchi e agli acquisti di grandi nomi
come Daniel Santiago, Davide Bonora,
Horace Jenkins, Marko Tusek
e, da metà stagione, Anthony Parker, nel 2002/03 la squadra capitolina
ha disputato uno dei suoi migliori campionati: conclusa la regular season al
secondo posto, sfiora l'accesso alla finale dei playoff,
perdendo in casa col punteggio di 75-77 una rocambolesca gara-5 di semifinale
contro la Fortitudo Bologna, nella quale viene dilapidato
un clamoroso vantaggio per 31-8 in pochi minuti. Centra comunque la
qualificazione all'Eurolega per la stagione 2003/04, un'esperienza
rivelatasi però fallimentare e terminata con l'ultimo posto nel girone di primo
turno.
Nel
2005 l'arrivo in panchina
del celebre coach slavo Svetislav Pesic, acquistato dopo l'esonero di Bucchi
al termine del girone di andata, porta nuovo interesse intorno alla Virtus, che
nei playoff
elimina clamorosamente tra l'entusiasmo del pubblico il Montepaschi
Siena campione d'Italia in carica, per poi essere però fermata ancora una volta
nelle semifinali dalla Fortitudo Bologna.
Le
stelle della squadra sono il serbo pluricampione d'Europa Dejan
Bodiroga e lo statunitense David Hawkins
(arrivato sul finire della stagione 2005), con cui Roma è tornata in Eurolega
per effetto della semifinale di campionato 2005/06 perduta per mano della Benetton Treviso. Nella
stessa annata, la Virtus di Pesic
ha anche raggiunto la finale di Coppa Italia, persa a Forlì
contro la Carpisa Napoli dopo un emozionante tempo
supplementare.
La
stagione 2006/07 è partita con il cambio
d'allenatore: dopo un lungo diverbio con Svetislav
Pesic, legato a Roma da un ulteriore anno di contratto ma intenzionato a
lasciare la squadra della capitale per tornare a lavorare in Spagna a Girona, finito
poi per vie legali, la squadra ha ingaggiato l'ex-tecnico della Fortitudo
Bologna Jasmin Repesa, siglando un contratto biennale.
Il
6 ottobre
2006 la Virtus ha
affrontato in un'esibizione amichevole la formazione NBA dei Phoenix Suns,
in una partita del progetto NBA Europe Live Tour, che ha riportato una
squadra del campionato professionistico statunitense in Italia dopo 8
anni di assenza e a Roma
dopo 17 (nel 1989
era stata la volta dei Denver Nuggets). L'evento è stato fortemente
voluto dal sindaco di Roma
Walter
Veltroni, grande appassionato di basket e tifoso
della Virtus.
Dopo
una campagna acquisti estiva poco efficace (con il mancato arrivo di Marco
Belinelli), buona parte della stagione 2006/07 ha visto molti alti e
bassi nei risultati, con la Virtus che ha comunque conquistato le
qualificazioni alle Final 8 di Coppa Italia e alle Top 16 di Eurolega. Dopo essersi
attivata sul mercato a febbraio 2007 con ben quattro nuovi acquisti, la squadra ha trovato
maggiore continuità nei risultati, e grazie anche a una striscia di nove
vittorie consecutive ha concluso la regular season al quarto posto.
I
playoff sono partiti nel segno del successo, con un perentorio 3-0 nei
confronti della Eldo Napoli, ma il cammino si è concluso ancora
una volta nelle semifinali, stavolta contro il Montepaschi
Siena primo in regular season, impostosi per 3-1. La gara-4 contro
la formazione toscana, persa 49-70 al PalaLottomatica,
è stata l'ultima partita da giocatore del grande campione serbo Dejan
Bodiroga, a cui tutto il pubblico presente ha tributato una
lunghissima ed emozionante standing ovation.