BILL RUSSELL ….. semplicemente …. IL PIU’ GRANDE
William Felton Russell , per
tutti Bill , nasce a Monroe , in Florida , il 2 Febbraio 1934 .
La sua storia personale , unita
ad una carriera ineguagliabile ne fanno una vera e propria leggenda del basket.
IL PERSONAGGIO
Ricordato
per il suo ruolo centrale nei Boston Celtics che vinsero 11 campionati NBA in 13 stagioni,
compresa una striscia di 8 titoli consecutivi ha dato un contributo
impareggiabile al basket innalzando il gioco difensivo ad un nuovo livello.
Considerato
dai più come il miglior centro difensivo che abbia mai giocato a
pallacanestro è invece ritenuto da altri il miglior giocatore di basket di ogni
tempo.
Nel 1975 fu inserito nella Basketball Hall of Fame, la hall of fame
della pallacanestro. Nel 1996 fu scelto come uno dei 50 migliori giocatori del
cinquantenario della NBA.
Russell
detiene tuttora il record per il maggior numero di campionati vinti in una lega
nordamericana, con 11; il solo atleta ad aver pareggiato questo record è Henri Richard, stella dell'hockey su ghiaccio
NHL con i Montreal Canadiens.
LA
CARRIERA
Cresciuto ad Oakland (California), Bill Russell giocò
alla McClymonds High School e partecipò al campionato NCAA con l'università di
San Francisco, condotta alla vittoria nel 1955 e nel 1956 dopo una striscia di
55 vittorie consecutive. Nella sua carriera universitaria Russell collezionò in
media 20,7 punti e 20,3 rimbalzi a partita. Fu capitano della nazionale di pallacanestro
statunitense che nel 1956 conquistò l'oro alle Olimpiadi di
Melbourne con un margine di vittoria di 53,5 punti.
Russell venne scelto al draft
dagli Atlanta Hawks
(allora a Saint Louis)
ma giocò con i Celtics dal 1956 al 1969, vincendo il campionato NBA ogni anno tranne il 1958 (perso in finale) ed
il 1967.
Nella sua prima stagione NBA, Russell divenne il primo giocatore
della storia a tenere una media di oltre 20 rimbalzi a partita (exploit
ripetuto 10 volte in 13 anni).
Al termine della carriera, si
ritrovò secondo solo a Wilt Chamberlain in termini di rimbalzi: 22,5
di media per 21.620 totali.
I 51 rimbalzi catturati in una
singola partita sono la seconda prestazione di sempre (battuta dai 55 di
Chamberlain), mentre ha il record per quelli catturati in metà partita (32).
È il leader di ogni tempo nei playoff (24,9 e 4.104), prese 40
rimbalzi per 3 volte ai play-off e mantenne ogni anno la media di almeno 20 a
partita.
Ha vinto 4 titoli di miglior rimbalzista e ricevuto 5 volte il Premio NBA miglior giocatore
dell'anno.
Nel 1966, l'allenatore dei
Celtics Red Auerbach
lo nominò suo successore; divenne così il primo afro-americano a guidare una
squadra in uno dei campionati degli Stati Uniti.
Fu allenatore-giocatore dal 1966
al 1969, vincendo altri 2 campionati; in seguito allenò anche i Seattle SuperSonics (dal 1973 al 1977) ed i Sacramento
Kings (dal 1987
al 1988),
ma non riuscì più a portare a casa altri titoli.
IL GIOCATORE
Avrebbe potuto vincere più di
una gara da solo. Nonostante le stoppate non fossero contate in quel periodo,
fu senza dubbio uno dei più prolifici, se non il migliore, stoppatori della
storia. Le stime di qualche arbitro NBA parlano di circa 10 stoppate a partita
in carriera. Era in grado non solo di mettere il corpo contro quello del centro
avversario, ma anche di difendere in aiuto, intimidendo e abbassando la
percentuale di tiro degli avversari, oltre ad aprire i contropiedi. Poteva
lasciare il suo uomo, aiutare un compagno in difficoltà, e recuperare il suo,
il tutto catturando anche il rimbalzo.
Sapendo che Russell stava
difendendo l'area, i compagni guidavano gli avversari verso di lui. La sua
presenza sotto canestro permetteva ai compagni di essere più aggressivi sul
perimetro tentando di rubare i palloni. Velocità nel salto, senso
dell'anticipo, braccia lunghe ed eccellente movimento laterale spiegano la sua
capacità di stoppatore. Grazie al tempismo difensivo riusciva ad accoppiare ad
un'elevata qualità un numero basso di falli.
Nonostante non venga ricordato
come un grande marcatore, fu un catalizzatore per l'attacco dei Boston Celtics.
Inventò l'arte di stoppare i tiri dirigendoli verso i compagni per aprire il
contropiede.
Fu anche un maestro nel
catturare rimbalzi e passare il pallone al playmaker Bob Cousy
mentre era ancora in aria. I suoi numerosi rimbalzi offensivi diedero ai
Celtics preziosi secondi tiri. È stato uno dei migliori centri come passatore.
Estremamente intelligente, carismatico, atletico e
giocatore di squadra, eccelleva nelle situazioni chiave e migliorava il proprio
gioco durante i Play-off.
Nel suo ultimo anno, i Celtics
vinsero l'undicesimo titolo in 13 stagioni; l'anno successivo vinsero solo 34
partite e mancarono i play-off, il che dimostra quanto fosse importante.
Non era comunque perfetto. Alto
2,06 m e pesante 100 chili non aveva la stazza e la statura del
rivale Chamberlain. Non segnò molti punti, debole ai tiri liberi e con un
raggio di tiro limitato (tirò con il 44% dal campo in carriera). Il suo gioco
in post era efficace, ma rozzo e rudimentale. Aveva un gancio sinistro decente,
ed altrettanto con il destro.
La sua velocità in campo aperto
lo resero un buon finalizzatore di contropiedi. Segnò buona parte dei punti su
rimbalzo offensivo. Per riassumere, non viene considerato una macchina da punti
per due ragioni: viene continuamente paragonato al rivale (inarrivabile) e non
aveva bisogno di segnare, i compagni lo facevano per lui. Se fosse stato
forzato ad essere la prima o la seconda scelta offensiva, avrebbe sicuramente
segnato di più.
Desideroso di partecipare al
torneo olimpico del 1956 con la maglia statunitense, Russell rinviò di un anno
il suo passaggio alla NBA, dato che le vigenti norme dei Giochi non ammettevano
la partecipazione di atleti professionisti.
Ne approfittò per guidare la
squadra del college di San Francisco Dons alla vittoria del titolo NCAA (con
oltre 20 punti e 20 rimbalzi di media a partita), formando col compagno K. C.
Jones la fortissima coppia che sarebbe poi stata riproposta nella formazione
olimpica statunitense.
L'allenatore Gerald Tucker guidò gli statunitensi ad una
facile vittoria, passando i due gironi con una media di quasi 100 punti a
partita; in semifinale umiliarono l'Uruguay
(classificatosi poi terzo) con un devastante 101 - 38. Solo qualche leggera
difficoltà in più obbligò l'imbattibile formazione statunitense a mettere da
parte in finale i sovietici
(89 - 55), concludendo il torneo con 8 vittorie su 8 partite giocate (792 punti
segnati contro 365 subiti).
Bill Russell si dimostrò essere
il miglior elemento della squadra, segnando 113 punti (14,1 a partita) con una
percentuale del 47,9% dal campo.
RUSSEL FUORI DAL CAMPO
Oltre alle onorificienze NBA,
nel 1968 Russell venne eletto Sportivo dell'anno dalla rivista Sports Illustrated.
Nel 1980 venne nominato
miglior giocatore di sempre dalla Professional Basketball Writers Association
of America.
Si mobilitò anche per il
Movimento Americano per i Diritti Civili. Una volta, rifiutò di giocare una
partita quando lui ed un suo compagno di colore vennero rifiutati da un
ristorante locale.
Nel 1968 si trovò la casa vandalizzata,
un fatto dopo il quale definì la città di Boston un mercatino
delle pulci del razzismo.
Fu anche attivista del movimento
Black Power ("potere nero") e
venne spesso chiamato Felton X .
Comprò anche dei terreni in Liberia.
Fu un grande amico di un'altra
leggenda dello sport,
Wilt Chamberlain, che molti considerano il miglior attaccante di sempre: le
loro battaglie sul campo furono probabilmente la più affascinante rivalità del
basket NBA.
Bisogna però notare che Russell
non venne mai indicato come il rivale di Chamberlain. Nel suo libro Russell
Rules, descrive l'amico come un avversario, non un rivale, proprio a causa
della loro amicizia.
Recentemente, ha convinto Shaquille
O'Neal a sotterrare l'ascia di guerra con l'ex compagno Kobe Bryant,
con cui aveva litigato.
Russell è stato anche
commentatore per la televisione dal momento del ritiro nonché
autore di molti libri, scritti solitamente in collaborazione con uno scrittore
professionista. Uno di questi, Second Wind, è differente dal solito
libro di ricordi di un atleta; fonde l'autobiografia con la storia raccontando
uno spaccato della storia americana.