VIRTUS …. e …. FORTITUDO
LA VIRTUS BOLOGNA
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GLI ALBORI: LA SEF VIRTUS
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La Società
sezionale di Ginnastica in Bologna fu fondata il 17 gennaio 1871. Nasceva, sul
far della sera, alle scuole tecniche San Domenico, quella che sarebbe divenuta
la Sef Virtus Bologna. L’iniziativa fu del ginnasiarca Emilio Baumann. Più
avanti, la denominazione fu cambiata in Società Ginnastica di Bologna, e come
simbolo furono scelte 4 Effe disposte a croce romana: forte, franco, fermo e
fiero, le virtù di cui doveva disporre il vero ginnasta. Nel 1922 il gruppo
sportivo venne rinominato Società Educazione Fisica Virtus: nei suoi primi 50
anni, la Società aveva praticamente dato vita allo sport bolognese,
articolandosi in tante sezioni quante erano le discipline sportive allora
praticate. Si andava dalla scherma al tiro a segno, al ciclismo, alla lotta, al
nuoto, al sollevamento pesi, alla ginnastica. Dopo circa un secolo dalla
fondazione, nel 1974, tutti i meriti del gruppo che aveva dato lustro a tutte
le discipline dello sport felsineo, ottennero il riconoscimento più alto, dal
Capo dello Stato, che conferì alla SEF lo status di “ente morale”.
De Luigi, Simoni, Padovani, Grigioni, Chiaffarelli. Cinque nomi, di ragazzi che
abitualmente erano velocisti e saltatori, e che quasi per caso si ritrovarono a
tirare in un canestro rigorosamente senza retina, nella vecchia chiesa
sconsacrata di Santa Lucia. Erano gli anni ’20, e quei cinque atleti prestati
al basket sarebbero passati comunque alla storia, come il primo quintetto della
Virtus Pallacanestro Bologna. Nel decennio seguente, la pallacanestro era già
uno sport che riscuoteva successo, sotto le Due Torri, mentre c’erano, a quel
tempo, addirittura sei squadre in giro per la città. La più forte era il
Galvani, trainato da Dondi e Paganelli, poi il GUF, la Bologna Sportiva, e due
squadre nate all’oratorio, Pro Joventute e Fortitudo, una in via Irnerio,
l’altra in via San Felice. E, infine, c’era la Virtus di De Simoni, Colombo,
Vannini, Marinelli, Cenacchi e Reggiani. Si giocò, negli anni ‘30, un
campionato tutto bolognese, con partite epiche che terminavano con punteggi
bassissimi: arrivare a 20 punti era un successo.
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IL PRIMO TRICOLORE
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Nel 1934 la Virtus si
aggiudicò il campionato nazionale di prima divisione, mentre la pallacanestro
italiana era dominata dalle squadre di Milano, Roma e Trieste. La Virtus,
allenata da Giuli, vinse quel primo trofeo, con l’eterno Vannini, capitano, e
Paganelli, Marinelli, Pirazzoli, Palmieri. Ma non furono, quelli, grandi anni
per le V nere: poi, ci pensò la guerra ad interrompere ogni pratica sportiva di
livello agonistico. Dopo il conflitto, si tornò a giocare, e subito il campionato
1945/1946 finì nelle mani di Bersani, Calza, Cherubini, Dondi Dall’Orologio,
Faccioli, Girotti, Marinelli, Rapini, e Vannini, capitano fin dai primordi. Fu
questa la prima formazione bianconera campione d’Italia, che si impose per
35-31 a Viareggio sulla Reyer Venezia. Nelle tre stagioni seguenti non ci fu
speranza per nessuno: con innesti come Negroni e Ranuzzi, la Virtus vinse
tutto, facendo nascere “il mito della V nera”.
Dopo un quinquennio dominato da Milano, la Virtus tornò a vincere il titolo nel
1955, per poi riconfermarsi l'anno seguente; Canna, Calebotta, Gambini,
Lamberti, Alesini sono i grandi nomi a disposizione del genio di Tracuzzi,
fautori del quinto e del sesto scudetto. L’anno dopo, nel 1957, la Virtus
abbandona la Sala Borsa, teatro dei sei titoli vinti in quegli 11 anni: la
nuova casa, condivisa con il Gira e la Moto Morini, è il Palazzo dello Sport
inaugurato dal Sindaco Dozza in Piazza Azzarita. Il nuovo campo di gioco, che
pur vide fiorire i talenti di Gambini, Lombardi, Pellanera, Zuccheri, non portò
fortuna alla Virtus degli anni ’60. In quel periodo, l’Eden del basket italiano
era la Lombardia: alle Scarpette Rosse di Milano si affiancò l’astro nascente
dell’Ignis Varese, mentre la Virtus doveva addirittura lottare per non retrocedere.
Correva l’anno 1971, punto più basso di una storia che, di lì a poco, sarebbe
rifiorita magicamente.
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PORELLI, PETERSON, COSIC
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L’avvento della figura carismatica
dell’Avvocato Gianluigi Porelli, che divenne presidente della società, anticipò
una svolta imminente in casa Virtus. Il Madison divenne una sorta di teatro del
basket, e il popolo bianconero si lanciò in una vera e propria “corsa
all’abbonamento”. Porelli chiamò ad allenare la Virtus un allenatore americano
fino ad allora non molto noto, che faceva il coach della nazionale cilena. Dan
Peterson, arrivato a Bologna, riportò le V nere alla vittoria di un trofeo, la
prima Coppa Italia, nel 1973/1974. Dopo due anni, e venti di attesa, fu di
nuovo scudetto: era il 1975/1976, e oltre a Peterson in panchina, la Virtus
annoverava nelle sue fila gente come Caglieris, Driscoll, Serafini, Bertolotti,
Bonamico. Lo scudetto numero 8 sarebbe arrivato molto presto, nella stagione
1978/1979: Dan Peterson c’era ancora, ma stavolta da avversario, sconfitto,
sulla panchina della Billy Milano: il suo ex giocatore Terry Driscoll, ora
coach della Virtus, lo beffò in finale, per riconfermarsi l’anno seguente. Era
la Sinudyne di Kreso Cosic, compianto campione che nobilitò gli ultimi anni
’70.
Gli anni ’80 non furono i migliori per la Virtus, anche se nella stagione
’80-’81 si andò molto vicini alla prima Coppa Campioni. La Virtus, senza
McMillian, perse di un punto con il Maccabi, 80-79, nella memorabile finale di
Strasburgo. A nobilitare il decennio fu la conquista del decimo titolo, lo
scudetto che consentì alla Virtus di fregiarsi della stella d’oro sulle
canottiere. Era l’83-84, e in panchina sedeva Alberto Bucci, che quell’anno
conquistò anche la Coppa Italia: in campo, il cervello era Van Breda Kolff.
Poi, toccò ancora una volta all’Olimpia Milano farsi grande in Italia e in
Europa, e per la Virtus gli anni ’80 portarono soltanto un’altra Coppa Italia, nel
1989 sotto la guida di Bob Hill.
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MESSINA,
IL THREEPEAT E L’EUROLEGA
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Dopo
l’americano Hill, la panchina della Virtus fu affidata al trentenne Ettore
Messina, già vice di Bucci nell'"anno della stella": nella stagione
d'esordio Messina seppe vincere di nuovo la Coppa Italia, nonché la Coppa delle
Coppe, conquistata a Firenze contro il Real Madrid. Dal 1993 al 1995 l'armata
bianconera targata Knorr e Buckler vincerà tre scudetti consecutivi, tutti nel
segno dell'asso serbo Predrag “Sasha” Danilovic. Vittime sacrificali furono
nell'ordine Benetton Treviso, Pesaro e di nuovo i veneti. Nel 1998, invece,
toccò alla Fortitudo TeamSystem Bologna la sconfitta in finale, per mano
dell’ormai leggendario fallo di Dominque Wilkins sul tiro da tre (realizzato)
di Danilovic, che portò la Virtus ai supplementari e poi al titolo numero 14.
Oltre allo scudetto, i bianconeri conquistarono anche l'Eurolega, battendo l'Aek
Atene a Barcellona, e, nell'autunno 1998, anche la quarta Coppa Italia, in
finale contro Varese.
Nel 2000 la società volle scommettere sui giovani: Jaric, Smodis e Manu
Ginobili, stella nascente prelevata a Reggio Calabria. L'11 ottobre del 2000,
però Sasha Danilovic, eroe degli anni '90, annunciò di voler lasciare il
basket. La squadra accusò il colpo, ma fin dalle prime gare mostrò una
inarrestabile voglia di vincere: furono 33 le vittorie consecutive tra
campionato ed Eurolega. Il primo trofeo arrivò a Forlì, nella finale di Coppa
Italia con Pesaro: pochi giorni dopo si giocarono le Finali di Eurolega,
conquistate battendo 3-0 la Fortitudo nella serie di semifinale. Il Tau Vitoria
diede filo da torcere alla Kinder, ma infine si piegò alla superiorità
bianconera, la sera del 10 maggio 2001. Ma non era ancora finita. Con un
percorso nettissimo nei playoff (9 vinte, 0 perse), la Kinder aggiunse l'ultimo
tassello allo Slam, che si completò ancora contro la Fortitudo, in una serie a
senso unico: alla fine di gara 3, il 20 giugno 2001, il tabellone del
PalaMalaguti segnava 83-79, risultato con il quale la Virtus più forte di
sempre firmava un'impresa storica per il basket bolognese e italiano. Per le V
Nere era lo scudetto numero 15.
LA VIRTUS OGGI
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Nella stagione
2006/2007 Virtus torna a essere protagonista del basket in Italia e in Europa.
La squadra guidata da Zare Markovski si qualifica per l'Eurolega e disputa la
finale scudetto. La società, dopo essere stata ai vertici della classifica per
tutta la regular season, è stata impegnata anche nella Fiba EuroCup, ottenendo
la terza posizione nel torneo. Sempre nel 2007 Virtus Pallacanestro è stata
designata per organizzare la Tim Cup Final Eight, competizione in cui si è
classifica al secondo posto dopo Benetton.
Risultati importanti conquistati di fronte a un foltissimo pubblico. E' della
Virtus infatti il record di presenze con un totale di 167.712 spettatori e una
media di 7.291 alle partite in casa. Anche l'incasso della stagione è il più
alto tra tutti i club di serie A con 3.383.270 euro.
Accanto ai risultati sportivi sono stati raggiunti importanti obiettivi del
progetto lanciato da Claudio Sabatini al momento dell'acquisizione della
Virtus; un progetto basato sul principio che Virtus non è soltanto una squadra
di basket ma una comunità di persone che condividono valori e stili di vita,
che ha raccolto molti consensi grazie ai quali si sono sviluppate partnership
con importanti gruppi di vari settori, da Coop a Ducati. Per la diffusione
della cultura sportiva molte le alleanze strette sul territorio: da Zinella
Volley a HippoGroup Arcoveggio e tante polisportive di Bologna e provincia.
Accanto alle iniziative per l'aggregazione, per la sicurezza, per la
solidarietà e per la cultura, grande attenzione e risorse sono state riservate
a iniziative per la formazione con il Progetto Giovani: dai Camp estivi
all'organizzazione dell'All Star Game Junior che ha coinvolto al Cierrebi oltre
1000 bambini per cinque giorni. La preparazione dei ragazzi del settore
giovanile è affidata a uno staff tecnico di alto livello, sotto la responsabilità
di Giordano Consolini e Marco Sanguettoli.
Per mantenere il contatto quotidiano con pubblico, partner e con tutta
Basketcity, Virtus nel settembre 2006 ha dato vita a Virtus Channel, un canale
televisivo tematico trasmesso da E' TV sul digitale terrestre.
IL PALMARES
2 Euroleghe ( 1998 – 2001 )
1 Coppa delle Coppe ( 1990 )
15 scudetti (
1946-47-48-49-55-56-76-79-80-84-93-94-95-98-2001 )
8 Coppe Italia ( 1974-84-89-90-97-99-2001-02 )
1 Supercoppa ( 1995 )
14 Titoli Giovanili
La Fortitudo Pallacanestro
Bologna viene fondata nel 1932. Nata nella storica palestra ubicata in centro
città, in via San Felice, fino agli anni '90
la società non disponeva di mezzi economici rilevanti, potendo però contare su
un pubblico estremamente "caldo". La tifoseria, spesso guidata dallo
storico gruppo "Fossa dei Leoni", è conosciuta in tutta
l'Italia cestistica per l'estrema passione con cui segue la squadra, e per il
suo orgoglio. La storia del club è caratterizzata dalla totale antitesi con i
rivali cittadini della Virtus, nel recente passato una delle
franchigie più titolate della pallacanestro italiana. Il contrasto tra gli
spartani e "rivoluzionari" tifosi biancoblu e il "sobrio" e
tradizionalista pubblico bianconero (spesso rappresentante della Bologna
"bene") era considerato come una caratteristica tipica del panorama
cestistico bolognese fino alla fine degli anni '80.
Fortitudo e Virtus hanno condiviso per anni il Palazzo dello Sport di Bologna
(recentemente intitolato all'ex-sindaco Giuseppe
Dozza e ribattezzato "PalaDozza")
ma, mentre assistere ad un match della Virtus diventava economicamente
problematico con il passare degli anni, la Fortitudo sponsorizzava programmi di
diffusione della pallacanestro tra i giovani e manteneva accessibili i prezzi
dei biglietti di ingresso. In seguito alla costruzione del più capiente PalaMalaguti
a Casalecchio,
entrambe si spostarono brevemente lì, per poi giungere all'attuale situazione
che vede la Fortitudo nuovamente in piazza Azzarita con un esclusivo contratto
di gestione. Dalla stagione 2005/06 l’impianto è stato ridenominato "Land
Rover Arena”.
L’ERA
SERAGNOLI
Grazie all'apporto
dell'industriale bolognese Giorgio Seragnoli, a partire dagli anni '90
la Fortitudo è diventata uno dei club più ricchi e competitivi d'Europa. Dal 1998 ha conquistato due scudetti , disputando in totale dieci finali di
play off in undici stagioni, dal 1996 al 2006, si è aggiudicata una Coppa Italia e due Supercoppe italiane.
Benché durante la presidenza di Seragnoli, la partecipazione della Fortitudo
alle competizioni europee per club sia diventata costante (dal 1996 ad oggi ha
ininterrottamente preso parte al campionato più prestigioso, l'Eurolega), gli sforzi di
squadra e società in quest'ambito non sono mai stati coronati dal successo pur
giungendo all’atto finale in più di una occasione, precisamente nella finale
“storica” di Coppa Korac del 1977 a Genova contro la Jugoplastika Spalato e soprattutto la
finale di Eurolega 2004 a Tel Aviv contro i padroni di casa del Maccabi. si
sono così aggiunte l'eliminazione in semifinale della Final Four di Eurolega
nel 1998,
ad opera dei rivali della Virtus Bologna, e soprattutto la sconfitta
all'ultimo atto dell'Eurolega del 2004, contro il Maccabi Tel
Aviv.
Nel
2005 ha vinto il suo
secondo scudetto battendo l'Armani Jeans
Milano per tre gare a una. La partita decisiva, giocata il 16 giugno
2005 al Forum d'Assago di Milano, ha
visto i bolognesi imporsi per 65 - 67, grazie ad un tiro da tre punti di Ruben Douglas
a pochi centesimi dal fischio della sirena. Per confermare il canestro, l'arbitro
Carmelo Paternicò ha fatto ricorso all'Instant
Replay, introdotto nei playoff italiani dal 2005.
Durante
l'estate 2005 il capitano Gianluca Basile si trasferisce a Barcellona,
lasciando la fascia di capitano al giovane talento Stefano Mancinelli. Nel campionato 2005/2006,
dopo aver concluso al primo posto in classifica la Regular Season, nella
serie finale per lo scudetto, nonostante il fattore campo a favore, è stata
sconfitta per tre gare a una dalla Benetton Treviso di Andrea
Bargnani. Nel 2006 Michele Martinelli acquista la società . Nella
stagione 2006-07 la Fortitudo
Pallacanestro inizia la stagione sotto la guida dell'allenatore Fabrizio Frates. Nonostante un budget
discretamente elevato, determinato dalla cessione estiva di giocatori
importanti e nonostante il conseguente acquisto di altrettanti giocatori dal
buon potenziale offensivo, alla luce dei deludenti risultati ottenuti nelle
prime undici partite stagionali tra campionato ed Eurolega
(3 vittorie 8 sconfitte), il 17 Novembre 2006 la società esonera Fabrizio
Frates designando come nuovo nuovo capo allenatore il turco Ergin Ataman. La ripresa in termini di
risultati, però, non è sufficiente ad evitare il fallimento dei primi due
obiettivi stagionali: Top 16 di Eurolega e Final 8 di Coppa Italia,
interrompendo la continuità, in termini di partecipazione, in Europa, che si
prolungava da un decennio, seppur senza alcun successo all'attivo.
Il
27 Marzo
2007 Gilberto Sacrati, subentrato
a Michele Martinelli come presidente-proprietario, ha accettato le dimissioni
di Ataman affidando l'incarico di allenatore al giocatore Dan Gay,
il quale, non essendo in possesso del relativo "patentino" per poter
interpretare ufficialmente durante i match, il nuovo ruolo, è stato subito
affiancato dall'allenatore in seconda Massimiliano Oldoini. Il 20 Giugno
2007 alla Fortitudo
Bologna è stata assegnata una wild card per la partecipazione alla Uleb Cup
per la stagione 2007-08.
IL PALMARES
2 scudetti ( 2000 – 2005 )
1 Coppe Italia ( 1998 )
2 Supercoppe ( 1998 - 2005 )
6 Titoli Giovanili